Il metodo artigiano 

L’artigiano è un metodo,
non una dimensione.

Conoscere è metà del mestiere.

L’artigiano non si ferma al prodotto finito: si occupa di tutta la filiera, da monte a valle. Non per possederla, ma per capirla — perché chi conosce ogni passaggio fa scelte migliori.

Ecco perché, nel pane, nel caffè e nel cacao, presidiamo più livelli della catena.

Fin dove arriviamo.

Legenda dello schema a fianco:
in giallo gli asset di proprietà del gruppo,
in tratteggiato quelli non ancora del gruppo.

Forni con campi.

Curiamo 119 ettari tra Abruzzo e Chiaravalle (Mi): coltivazioni dirette e aziende agricole amiche, con metodo biologico e biodinamico, rotazione triennale, niente sostanze tossiche.

Coltiviamo miscugli di grani teneri e duri, cereali locali, monococco, farro, segale. Da questi campi arriva già un terzo della farina di tutto il gruppo.

Farina espressa.

Già oggi ogni bottega ha il suo piccolo mulino: macina sul posto una parte della farina, fresca ogni giorno. Non per produrre tutto da sé, ma per sperimentare, crescere nel mestiere e capire davvero grano e farina.

E a Turrivalignani, con i nostri amici mugnai, stiamo progettando l’hub che pulirà e stoccherà i cereali della nostra filiera abruzzese.

Il caffè, tostato da noi, scelto alla fonte.

Il caffè ancora non lo coltiviamo direttamente — ma tutto il resto lo presidiamo. Lo tostiamo nelle nostre torrefazioni: a Bologna con Brisa Coffee Roasters e a Roma con Aliena, dove Faro è tra i pionieri dello specialty coffee in Italia.

E andiamo a sceglierlo dove nasce: rapporti diretti con i produttori, visite nelle piantagioni. Quel caffè finisce nelle caffetterie del gruppo — e in tante altre che lo scelgono.

Cioccolato, dalla fava alla tavoletta.

Facciamo cioccolato artigianale bean-to-bar: nel laboratorio di Forno Brisa partiamo dalle fave e arriviamo alla tavoletta. Fave monorigine dal Centro e Sud America, scelte una a una grazie a relazioni dirette con chi le coltiva.

Niente concaggio: teniamo l’acidità e il carattere naturale del cacao. Lo chiamiamo cioccolato selvatico — vivo, e diverso a ogni origine. Come per il pane e il caffè: per capirlo davvero, lo facciamo noi.